SAN JOSE' (Cile), 14 ottobre 2010 - L'incubo è finito e il Cile è in festa per il salvataggio dei 33 minatori che per 70 giorni sono sopravvissuti a 700 metri di profondità. E il mondo festeggia con loro (si calcola che un miliardo di persone in tutto il pianeta siano rimaste incollate ai teleschermi) quella che rimarrà nelle cronache come la maggiore e più coraggiosa operazione di salvataggio sotterraneo della storia. L'arrivo in superficie dell'ultimo minatore, il capoturno, Luis Urzula, è stato seguito da quello dei sei soccorritori che si erano coraggiosamente calati per coordinare, all'interno della miniera di San Josè, la risalita dei 33 uomini intrappolati dal 5 agosto; e proprio loro, prima di risalire, hanno lasciato all'interno della miniera, un cartello con su scritto "Missione compiuta Cile".
Nel video il salvataggio di Mario Sepulveda
Mario Sepulveda, “regista” dei primi video girati all’interno della miniera, scende dalla capsula con una borsa gialla a tracolla piena di pietre. Souvenir della miniera che distribuisce ai presenti, suscitando l’ilarità generale. Poi corre verso i colleghi e i tecnici schierati dietro una transenna e li incita a intonare il grido che ha accompagnato le giornate dei familiari in queste ultime settimane: “Chi-chi-chi le-le-le, los mineros de Chile!”. Si butta tra le braccia di Piñera, ha una battuta per tutti, sembra il giullare di uno show televisivo. “Signora, cosa posso dirle dopo 70 giorni sotto terra?”, scherza con la primera dama.
La tarantella è una danza popolare simbolica tipica della tradizione calabrese che usa strumenti come la zampogna,il tamburello, i fischietti, la lira e l' organetto.
Il nome deriva dalla "taranta", ovvero la tarantola o alayco tarentula , un ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale. Dunque il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al veleno di questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali: malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale. Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva ad un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali, particolarmente efficaci durante la festività dei santi Pietro e Paolo che, mediante l'insistenza della pratica della danza, provocassero l'espulsione del veleno attraverso sudori ed umori. Si danzava anche in occasioni pubbliche (festività religiose, pellegrinaggi ai santuari, ricorrenze agricole) e private (matrimoni, battesimi..) come espressione di religiosità e gioia.
Fasi di ballo
Si compone la ruota, il maestro di ballo si pone al centro e i musicisti iniziano a suonare
Il maestro di ballo saluta i suonatori e accenna i primi passi della danza all'interno del cerchio
Il maestro di ballo sceglie la prima persona dalla rota che ballerà con lui
Il maestro di ballo sceglie un'altra persona da far ballare con la precedente e lui si posizionerà tra i componenti della rota.
Al grido da parte del Mastru i Ballu di: "Fora u primu" (fuori il primo) il primo ballerino scelto ritornerà nella rota e il mastru i ballu ballerà col secondo ballerino. Nel caso di una signora spesso si preferisce il "Grazie signora" per cambiare turno.
Il maestro di ballo sceglierà il terzo ballerino da far ballare con il secondo e così via.
La tarantella si evolve in quella che è chiamata in dialetto calabrese "viddaneddha" in cui si esalta il corteggiamento tra uomo e donna.
{{DIALETTO REGGINO}}
« Abballàti e ballàti fìmmini schètti e maritàti
chi si nùn ballàti 'bbònu non vi càntu e non vi sònu
e si nùn ballàti pulìtu 'nci lu rìcu a lu vòstru 'zzìtu!
Sciù sciù sciù quanti fìmmini chi 'nci sù!
Sciù sciù sciù quanti fìmmini chi 'nci sù! »
(ITALIANO)
« Su ballate e ballate donne libere e sposate
che se non ballate bene per voi non canto e non suono
e se non ballate per bene lo dirò al vostro fidanzato
Il Gelsomino è una rampicante sempreverde dai fusti legnosi perfetto per la realizzazione di pergolati o per coprire recinzioni e muri. Fiorisce in estate ed a inizio autunno, i fiori sono bianchi per la specie più comune, dal profumo intenso e sono formati da una lunga corolla.
Ecco dunque coltivazioni industriali in Calabria e Sicilia
se ne ricavano deliziosi profumi
il profumo di gelsomino è euforizzante e stimola direttamente l'ipotalamo a produrre l'enkefalina, sostanza che oltre ad inibire il dolore procura uno stato di benessere e di felicità
Piccolissimi frammenti di gelsomino sono stati ritrovati sulla mummia di un faraone in Egitto. In Europa giunse forse dalle Indie
il primo a coltivarlo davvero in Italia fu Cosimo I de Medici, che naturalmente ne aveva proibito la diffusione fuori dai giardini granducali
La fidanzata del giardiniere, disobbedendo, ne rubò un rametto e lo ripiantò; riuscì a riprodurre il gelsomino e a venderne le talee; in questo modo sì arricchì e riuscì a sposare il fidanzato. Ancora oggi in Toscana le spose aggiungono un rametto di gelsomino al bouquet, affinché porti fortuna allo sposo.