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venerdì 24 giugno 2011

Renata Tebaldi

Questo post è dedicato al mio amico blogger Elio

  Il maestro Arturo Toscanini la battezzò  "voce d'angelo" . Renata Tebaldi possedeva una voce dal timbro cristallino, opulenta, morbida, vellutata (è stato coniato il termine di "velluto della Tebaldi") e allo stesso tempo penetrante, da autentico soprano lirico spinto.


Famosissima è rimasta la rivalità con Maria Callas, alimentata, ancor più che dalle dive, dai loro fans più accesi. Comunque fosse, il 16 settembre 1968  Maria Callas si recò dietro le quinte del Metropolitan a congratularsi vivamente dopo un'esibizione nell'Adriana Lecouvreur, segnando la definitiva riconciliazione tra le due cantanti.



Renata Tebaldi, è tra le personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of  Fame, la famosa strada di Hollywood dove sono incastonate oltre 2000 stelle a cinque punte che recano i nomi di celebrità onorate per il loro contributo - diretto o indiretto - allo star system e all'industria dello spettacolo.

lunedì 23 maggio 2011

" Nabucco "

Il Nabucco  è un 'opera lirica (il titolo originale completo è Nabucodonosor) di Giuseppe Verdi .
Composta su libretto di Temistocle Solera  fece il suo debutto il  9 marzo 1842 al Teatro alla Scala di Milano.
Il dramma lirico si divide in quattro atti.
 Trama
Atto I. Nel tempio di Gerusalemme, i Leviti e il popolo piangono la sorte degli Ebrei, sconfitti da Nabucco, che ora è alle porte della città. Zaccaria rincuora il popolo, mentre viene tenuta come ostaggio la figlia di Nabucco, Fenena, affidata a Ismaele. Questi, tuttavia, promette alla giovane la libertà, perché a Babilonia egli stesso era stato liberato proprio da Fenena, di lui innamorata. I due tentano la fuga, quando giunge nel tempio Abigaille, supposta figlia di Nabucco, con una truppa di Babilonesi. Anch`essa innamorata di Ismaele, minaccia Fenena di riferire al padre il suo tentativo di fuga; infine baratta il suo silenzio in cambio della rinuncia di Ismaele all’amore per Fenena. Ma egli si rifiuta. Irrompe Nabuccocon il proposito di saccheggiare la città. Invano Zaccaria, brandendo un pugnale sopra il capo di Fenena, tenta di fermarlo, poiché Ismaele si oppone e consegna Fenena salva nelle mani del padre.
Atto II. Nella reggia di Babilonia, Abigaille scopre la sua identità di schiava: dunque non è la vera erede al trono. Nabucco intanto, accrescendo l’odio di Abigaille, ha nominato Fenena reggente della città. Con l’aiuto del gran sacerdote, che riferisce che Fenena sta liberando gli schiavi Ebrei, Abigaille medita di salire sul trono di Nabucco. Zaccaria, intanto, annuncia al popolo che Fenena si è convertita alla religione ebraica. Abdallo, vecchio ufficiale del re, le svela le ambizioni di Abigaille e la invita a fuggire per scampare alla sua ira. Ma è troppo tardi, poiché irrompe Abigaille con i Magi, il gran Sacerdote e una folla di Babilonesi. Giunge però anche Nabucco, che si riprende la corona, maledicendo il dio degli Ebrei. Alla rivelazione della conversione di Fenena, egli le impone di prostrarsi adorandolo non più come re, ma come dio. Il dio degli Ebrei lancia un fulmine, che colpisce Nabucco, mentre Abigaille si prende la corona tanto desiderata.
Atto III. Nella reggia di Babilonia, Abigaille sul trono viene onorata dalle autorità del regno. Nabucco tenta di riavere la corona, ma viene bloccato. Abigaille ottiene, sfruttando l’instabilità di Nabucco, di far convalidare la condanna a morte per gli Ebrei. Nabucco si rende conto di avere condannato anche la figlia Fenena e implora la sua salvezza. Ma Abigaille si dichiara sua unica figlia ed erede. Ordina infine che Nabucco venga incarcerato. Sulle rive dell`Eufrate, gli Ebrei invocano la patria lontana , mentre Zaccaria consola il suo popolo e lo esorta ad avere fede.
Atto IV. Dalla cella Nabucco vede tra i condannati a morte anche Fenena. Disperato si converte al Dio degli Ebrei. Abdallo e pochi guerrieri rimasti fedeli, vedendo Nabucco rinsavito, insorgono guidati dal vecchio re. Zaccaria benedice Fenena, ma grazie all’arrivo di Nabucco, l`idolo di Belo cade e i prigionieri vengono liberati. Nabucco torna a regnare, mentre Abigaille, avvelenatasi, chiede perdono a Fenena e benedice il suo matrimonio con Ismaele. Zaccaria predice a Nabucco il dominio su tutti i popoli della terra.

Si considera  come l'opera più risorgimentale di Verdi, poiché gli spettatori italiani dell'epoca potevano riconoscere la loro condizione politica quella degli ebrei soggetti al dominio
babilonese. Notizie tratte dal web

 Il " va pensiero sull'ali dorate" è uno dei cori più noti della storia dell'opera
Va, pensiero.jpg

    Del Giordano le rive saluta,
Di Sïonne le torri atterrate...
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto riaccendi,
Ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
Traggi un suono di crudo lamento,
O t'ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù!

giovedì 2 dicembre 2010

Maria Callas


Maria Callas, nome d'arte di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogheròpoulos (New York, 2 dicembre 1923 – Parigi, 16 settembre 1977), è stata un soprano statunitense di origine greca.
 Amici blogger ecco il talento!!!!!
O mio babbino caro

O mio babbino caro,
Mi piace è bello, bello;
Vo' andare in Porta Rossa
a comperar l'anello!
Sì, sì, ci voglio andare!
E se l'amassi indarno,
andrei sul Ponte Vecchio,
ma per buttarmi in Arno!
Mi struggo e mi tormento!
O Dio, vorrei morir!
Babbo, pietà, pietà!...
 
O mio babbino caro è un'aria dell'opera Gianni Schicchi (1918) di Giacomo Puccini, su libretto di Giovacchino Forzano. La canta il personaggio di Lauretta, rivolgendosi al padre Gianni Schicchi, quando lo scontro tra questi e la famiglia Donati giunge a un punto tale da mettere a rischio la sua storia d'amore con Rinuccio Donati.
Casta diva

Casta diva che inargenti
Queste sacre antiche piante,
A noi volgi il bel sembiante
Senza nube e senza vel.
Tempra tu de' cori ardenti,
Tempra ancor lo zelo audace,
Spargi in terra quella pace
Che regnar tu fai nel ciel.

Casta Diva è il cantabile della cavatina della protagonista nella Norma di Vincenzo Bellini.
È la pagina più celebre composta da Bellini. Il compositore francese Fromental Halévy dichiarò che avrebbe barattato tutta la sua musica per quest'aria.
Costituisce una preghiera che la sacerdotessa gallica eleva alla luna.
Un bel dì vedremo

Un bel dì, vedremo
levarsi un fil di fumo sull'estremo
confin del mare.
E poi la nave appare
E poi la nave è bianca.
Entra nel porto, romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!
Io non gli scendo incontro, io no. Mi metto
là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto
gran tempo e non mi pesa
la lunga attesa.
E... uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s'avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza far risposta
me ne starò nascosta
un po' per celia, un po' per non morire
al primo incontro, ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
«Piccina – mogliettina
olezzo di verbena»
 i nomi che mi dava al suo venire.
(a Suzuki)
Tutto questo avverrà, te lo prometto.
Tienti la tua paura. – Io con sicura
 
Un bel dì vedremo è un'aria di Madama Butterfly di Giacomo Puccini. È intonata dalla protagonista (soprano) durante il secondo atto dell'opera.Cio-Cio-San (Butterfly), rivolgendosi alla cameriera Suzuki, immagina il giorno felice in cui Pinkerton, il suo sposo americano, farà ritorno a casa.
Una voce poco fa

Una voce poco fa
qui nel cor mi risuonò,
il mio cor ferito è già,
e Lindor fu che il piagò.
Si, Lindoro mio sarà ,
lo giurai, la vincerò.
Il tutor ricuserà,
io l'ingegno aguzzerò.
Alla fin s'accheterà
e contenta io resterò...
Si, Lindoro mio sarà;
lo giurai, la vincerà.
lo sono docile,
son rispettosa,
sono ubbediente,
dolce, amorosa;
mi lascio reggere,
mi fo guidar.
Ma se mi toccano
dov'è il mio debole,
sarò una vipera
e cento trappole
prima di cedere
farò giocar.

Una voce poco fa è un'aria dell'opera "il barbiere di Siviglia" di Gioacchino Rossini.
Il conte d'Almaviva è innamorato della bella Rosina, che abita nella casa del suo anziano tutore, don Bartolo, a sua volta segretamente intenzionato a sposarla. Il conte chiede a Figaro, barbiere nonché "factotum della città", di aiutarlo a conquistare il cuore della ragazza, alla quale si è presentato sotto il falso nome di Lindoro.
Vissi d'arte

Vissi d'arte, vissi d'amore,
non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fe' sincera,
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì.
Sempre con fe' sincera
diedi fiori agli altar.
Nell'ora del dolore
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?
Diedi gioielli
della Madonna al manto,
e diedi il canto
agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.
Nell'ora del dolore,
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?

Vissi d'arte è un'aria per soprano del secondo atto dell'opera Tosca di Giacomo Puccini.
Il brano si inserisce in coda al dialogo tra la cantante Floria Tosca e il Barone Scarpia, quando questi ricatta la donna chiedendole di concedersi a lui in cambio della liberazione del suo amato, il pittore Mario Cavaradossi, condannato a morte.
Sempre libera ( La Traviata di Giuseppe  Verdi )

Sempre libera degg'io
Folleggiar di gioia in gioia,
Vo' che scorra il viver mio
Pei sentieri del piacer,
Nasca il giorno, o il giorno muoia,
Sempre lieta ne' ritrovi
A diletti sempre nuovi
Dee volare il mio pensier.
 Libiamo  ne' lieti calici è un celebre brindisi in tempo di valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi.

Alfredo:
Libiam libiamo, ne' lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol fuggevol'ora
s'inebrii a voluttà.
Libiam ne' dolci fremiti
che suscita l'amore,
poiché quell'occhio al core
Onnipotente va.
Libiamo, amore; amor fra i calici
più caldi baci avrà.
Tutti:
Ah! Libiam, amor fra i calici
Più caldi baci avrà.
Violetta:
Tra voi saprò dividere
il tempo mio giocondo;
tutto è follia follia nel mondo
Ciò che non è piacer.
Godiam, fugace e rapido
è il gaudio dell'amore;
è un fior che nasce e muore,
né più si può goder.
Godiam c'invita c'invita un fervido
accento lusighier.
Tutti:
Ah! Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.
Violetta:
La vita è nel tripudio...
Alfredo:
Quando non s'ami ancora...
Violetta:
Nol dite a chi l'ignora,
Alfredo:
È il mio destin così...
Tutti:
Ah! Godiamo, la tazza e il cantico
la notte abbella e il riso,
in questo in questo paradiso
ne scopra il nuovo dì.

La traviata
Violetta Valery è una grande frequentatrice dei salotti parigini, molto conosciuta dagli uomini altolocati della città per la dubbia moralità. Fra i tanti frequentatori incontra anche Alfredo Germont, convinto da alcuni amici a prendere parte ad una di queste uscite. I due giovani si innamorano e decidono di trasfrerirsi in una casetta fuori città, nonostante essa sia malata di tisi e quindi condannata a morte prematura. Un giorno però Violetta riceve la visita del padre dell'amato che le chiede di lasciare il figlio, in quanto la sorella sta per sposarsi con un uomo del luogo e il matrimonio sarebbe certo andato in fumo se il futuro cognato fosse venuto a conoscenza di questa relazione. Così Violetta si decide a scappare da casa mentre l'amato si trova a Parigi per sistemare i loro problemi economici. Quando egli torna a casa, trova solo un biglietto d'addio. Si reca quindi a Parigi in cerca di spiegazioni e la scopre in compagnia di un altro uomo. I due lottano mentre Violetta, spossata dagli ultimi avvenimenti, viene colta da un attacco di tisi è costretta a tornare nella sua vecchia casa. Al momento del ritorno a casa di Alfredo,ella gli rivela la richiesta del padre di abbandonarlo, dopo di chè spira nel suo letto.

N.B. Questo post è dedicato alla mia amica Daniela P.

lunedì 30 agosto 2010

Mario Del Monaco


                                      

                                      
  
Mario  Del Monaco è stato un tenore italiano. Nacque da  padre napoletano e madre fiorentina. Studiò violino  come autodidatta e capì che la sua vera passione era il canto, sostenuto dal  maestro Raffaelli che ne apprezzò il talento, per questo si iscrisse al liceo musicale di Pesaro dove incontrò il maestro Arturo Melocchi, che in seguito riuscì a risolvere dei problemi alle corde vocali che il tenore si procurò alla scuola del Teatro Reale dell'Opera di Roma dove conobbe Rina Fedora Filippini che nel 1941 divenne sua moglie
Conseguì il diploma di pittura e scultura alla Scuola d'Arte della stessa città di Pesaro. Il 1939 vide l' inizio della sua carriera artistica  con il ruolo di Turiddu in Cavalleria rusticana di Mascagni. Il  31 dicembre 1940 è il giorno del suo primo successo nel ruolo di Pinkerton (Madama Butterfly), al Teatro Puccini di Milano. La guerra procurò qualche problema alla sua carriera che però decollò nel 1945. A Londra nel 1946  ci fu il suo primo debutto internazionale seguito da quello nel 1949 alla Scala di Milano, con il ruolo di Andrea Chènier di Umberto Giordano . Il 1950 fu un anno importantissimo per lui , perchè l'interpretazione dell'Otello di Verdi al Teatro Colón di Buenos Aires gli aprì le porte dei teatri più prestigiosi del mondo in cui si esibì in rappresentazioni rimaste nella storia dell'opera. Anche il teatro Bol'soj di Mosca lo ospitò nel dopoguerra come primo cantante italiano, il che gli valse grazie alle interpretazioni nella Carmen e nei Pagliacci  l'onorificenza dell'ordine di Lenin. Un incidente automobilistico nel 1964 causò una breve pausa nella sua carriera che riprese a fine anno per finire nel 1975. con l'opera dei Pagliacci. E' da ricordare che fu spesso affiancato da Renata Tebaldi con cui costruì un sodalizio artistico di notevole spessore, particolarmente in Tosca, Otello e Andrea Chénier. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò all'insegnamento abitando nella sua villa di Lancenigo, vicino Treviso. Morì per un infarto dopo un lungo periodo di dialisi renale e il suo corpo con indosso le vesti di Otello da lui stesso disegnate riposa nel cimitero centrale di Pesaro in un monumento sepolcrale opera dello scultore Giò Pomodoro.
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