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venerdì 23 dicembre 2011

Interessante leggere-5

Nel suo romanzo, Fielding racconta la storia di Tom Jones, un trovatello allevato dal generoso Mr Allworthy. Tom Jones ha due compagni di gioco: Blifil, nipote di Allworthy e Sophia, la figlia del vicino di casa Western. Sin da bambino Tom e Sophia hanno avuto un legame speciale, mentre Blifil tramava con inganni e bugie contro Tom per metterlo in cattiva luce agli occhi di Allworthy.Una volta cresciuti, Tom e Sophia scoprono di essere innamorati, ma per un equivoco Sophia viene data in sposa al maligno Blifil. Appena si scopre che Sophia ama Tom Jones, scoppiano le ire di Western, padre amorevole, ma tiranno che non vuol concedere sua figlia ad un trovatello. Sophia scappa di casa con la sua domestica. Blifil riesce a far passare Tom Jones per malvagio e Allworthy lo caccia di casa. Il romanzo prosegue con il lungo viaggio di Sophia e la sua domestica verso Londra e con il viaggio di Tom Jones ed il suo nuovo servo (che per un equivoco in passato si era creduto essere suo padre) nella stessa direzione.
I quattro personaggi sostano in diverse locande senza mai incontrarsi. Tom è un ragazzo bello, generoso, buono, ma ha un grosso difetto: ama le donne e più volte cede alle tentazioni e tradisce la sua Sophia. Fielding interviene continuamente per dare una spiegazione e precisare la sua morale, ma non condanna mai questo 'vizio' di Tom Jones. Una volta arrivati a Londra, inganni, equivoci e trame si succedono nella narrazione. Tom Jones finisce in prigione per aver ferito un uomo. Allworthy arriva a Londra, sente i racconti di una donna che esalta Tom Jones per la sua bontà e la sua generosità, ma non riesce ancora a crederci. La vicenda sembra volgere al termine ed al meglio: ogni malefico tentativo di Blifil contro Tom Jones viene scoperto, Allworthy riabbraccia Tom Jones e lo nomina suo erede, mentre Western accetta di far sposare Sophia e Tom.

La storia di Giulietta è concitata. La novella si apre con l'annuncio su un giornale di una città dell’Italia settentrionale, con la quale la marchesa di O... informa il mondo di essere incinta a sua insaputa e chiede al padre del bambino, chiunque egli sia, di sposarla. La narrazione torna indietro ai fatti precedenti l’annuncio e scopriamo così che il conte, un ufficiale russo, aveva salvato Giulietta dallo stupro da parte di due soldati napoleonici ma, approfittando della perdita dei sensi della poveretta, le aveva usato violenza sessuale. In seguito, il conte le chiederà di sposarlo perché oppresso dai sensi di colpa e già mosso da un sentimento forte, ma lei lo respinge. Tuttavia, Giulietta si ritrova presto incinta e, da quel momento, il suo mondo va in frantumi; esiliata dai genitori, beffeggiata dalla società, ma  soprattutto stordita dalla sua vicenda personale alla quale non riesce a dare una spiegazione valida e attendibile, arrivando perfino a chiedere alla levatrice “se esistesse una possibilità di gravidanza inconsapevole”. Poco dopo l’annuncio sul giornale, il conte appare di nuovo, dichiarandosi colpevole dell’infamia e disposto a sposare Giulietta la quale accetta per salvare la reputazione della sua famiglia e dare un nome al suo bambino, pur chiedendogli di congedarsi subito dopo la cerimonia perché sempre più sconvolta dalle circostanze. Alla fine, Giulietta cede e accetta la presenza del conte che le dimostra una tenace dedizione.
Il romanzo narra le vicende della famiglia Toscano, detta i Malavoglia, che abita il piccolo paese di Acitrezza da diverse generazioni. Il nucleo familiare di tipo patriarcale è composto, prima dal nonno, Padron ‘Ntoni, poi dal figlio Bastianazzo e dalla moglie Maruzza, detta la Longa ed infine dai nipoti: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Le uniche ricchezze della famiglia sono, la “casa del nespolo” , da loro abitata, e la barca chiamata “Provvidenza”, unica fonte di reddito. Le disgrazie dei Malavoglia, cominciano con la partenza alle armi di ‘Ntoni, che determina la mancanza di due forti braccia per il lavoro della “Provvidenza” . Per colmare le difficoltà economiche, Padron ‘Ntoni si convince ad acquistare a credito un carico di lupini che, mediante la Provvidenza, deve far giungere a Riposto. Ma, a causa di una violenta tempesta, la Provvidenza naufraga, va perduto il carico di lupini e con esso anche la vita di Bastianazzo. La famiglia Malavoglia è sconvolta dal dolore, ma non si rassegna e per far fronte al debito dei lupini decide di lavorare per Padron Cipolla. Dopo il rientro di ‘Ntoni, questa volta è Luca a intraprendere il servizio di leva, ma con risvolti tragici, poiché morirà nella battaglia di Lissa. La  famiglia è di nuovo in ginocchio , anche perché gli viene sottratta a causa dei debiti la casa del nespolo e per porre rimedio alle precarie condizioni economiche, è costretta a vendere la barca, da poco pronta per il mare. Nonostante il dolore enorme di Padron ‘Ntoni, è ‘Ntoni ad incrementarlo ancora di più. Egli, infatti, mira a ben altra vita da quella che per lui, invece, riserva la tradizione di famiglia. Ma le sue ambizioni vengono presto vanificate , poiché frequentando cattive compagnie si da al contrabbando e finisce in galera ed in più sua madre, Maruzza la Longa, muore di colera. Ma le disgrazie dei Malavoglia non sono ancora giunte al termine, infatti Lia, travolta da uno scandalo, fugge di casa e finisce col diventare una prostituta. Anche Mena a causa delle vicende familiari è costretta a rinunciare al matrimonio con l’amato “compare” Alfio. Infine l’agonia della famiglia Trizzota termina con la morte per malattia di Padron ‘Ntoni. Sarà Alessi a riscattare la casa del nespolo, gesto che non servirà a nulla poiché la famiglia Malavoglia è ormai distrutta.

mercoledì 10 agosto 2011

Interessante leggere-4

 Dedico questo post al mio amico blogger Franz , visitate il suo blog e vi delizierete con autentiche opere d'arte.
 
 Decameron è una raccolta di cento novelle inserite in una cornice narrativa comune che prende le mosse da un tragico fatto storico. Per sfuggire alla peste del 1348, che aveva ucciso il padre e numerosi amici dello scrittore, un gruppo di dieci amici si rifugia in una villa fuori Firenze. Sette donne e tre uomini trascorrono dieci giornate (da cui il titolo dell'opera) intrattenendosi vicendevolmente con una serie di racconti narrati a turno. Un personaggio alla volta è infatti eletto re della giornata, con il compito di proporre un argomento, che tutti gli altri narratori sono tenuti a rispettare. Fanno eccezione a questo schema la prima e la nona giornata, in cui l'argomento delle novelle è libero. I personaggi hanno nomi allusivi: Panfilo è l'amante fortunato, Lauretta è la gelosa, Filostrato è l'uomo che soffre pene d'amore. Gli argomenti sono di carattere diverso: ad esempio, nella seconda giornata si raccontano avventure a lieto fine, nella quarta si tratta degli amori infelici, mentre la quinta è dedicata alla felicità che premia gli amanti dopo che hanno superato particolari difficoltà. Ma i temi non sono solo sentimentali: nella sesta giornata si ragiona di motti spiritosi, nell'ottava di scherzi e beffe. In questi racconti si alternano numerosissimi personaggi, di svariata estrazione sociale (nobili, 'borghesi', popolani), laici e religiosi, figure di tutte le età. Un vero e proprio universo ispirato alla realtà soprattutto toscana e fiorentina (con episodi ambientati in altri luoghi d'Italia - a Napoli soprattutto - e in paesi lontani), senza limitazioni nè di carattere morale, nè culturale.


                                                                                                                                                                                                              riassunto tratto dal web


 Questa prima opera narrativa di Dickens, pubblicata inizialmente a puntate dall'aprile 1836 al novembre 1837, racconta le avventure e disavventure dell'eccentrico Mr. Pickwick in viaggio d'istruzione nell'Inghilterra vittoriana insieme ai compagni Tracy Tupman, aspirante donnaiolo, Augustus Snodgrass, poeta sognatore, Nathaniel Winkle, bizzarro cacciatore che con la pratica smentisce la sua fama, e al servitore Sam Weller, 'filosofo' realista e plebeo, 'doppio' dello stesso protagonista. Il personaggio principale, Samuele Pickwick, fondatore del circolo omonimo che ha sede a Londra, rappresenta il tipo ingenuo e innocente che, dominato da una curiosità maniacale e pronto ad accogliere qualsiasi frottola gli venga raccontata, smaschera le ipocrisie della borghesia inglese dell'epoca, mostrando tutti i tratti più deleteri e iniqui della società 'civile'. Alla narrazione principale, intrisa di comicità e ironia, che racconta disgrazie improbabili e situazioni assurde e sgradevoli, nate anche dalle più semplici banalità, sono intrecciate storie di ciarlatani, bricconi, seduttori, anziane amanti, servi infedeli, osti maledetti, ubriaconi, religiosi stralunati, sportivi improvvisati, snob impeccabili, bambini maltrattati, genitori implacabili e crudeli, scrocconi impenitenti, carcerati e secondini, in un percorso di formazione che celebra la bontà e la generosità. Un romanzo spensierato, ma dove non manca una forte tonalità critica e di indignazione; un capolavoro assoluto di umorismo, di satira e di poesia.
                                                                                                                                                                                                                       riassunto tratto dal web
E' un capolavoro della letteratura russa, il Libro di Tolstoj “Anna Karenina”. Il libro pubblicato nel 1877 è una storia d’amore avvincente e di grande spessore psicologico che racconta la vita e l’amore di Anna Karenina dibattuta tra le convenzioni sociali dell’epoca e la sua forte passione per Vronskij. Tormentata da un perenne conflitto interiore tra l’amore per il suo giovane e superficiale ufficiale e il mondo del suo tempo pieno di regole ipocrite che ella non sente sue, Anna compie scelte forti e di rottura, impensabili per la società ottocentesca e che la rendono una moderna eroina senza tempo. La bravura della penna di Tolstoj rende efficacemente la psicologia del personaggio e la descrizione di una società borghese dell’epoca facendo rivivere al lettore le stesse paure e gli stessi sentimenti della protagonista.
                                                                                                                                                                                                                riassunto tratto dal web

martedì 21 giugno 2011

Interessante leggere-3


La vicenda si svolge in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola. A don Abbondio, curato di un piccolo paese posto sul lago di Como, viene imposto di non celebrare il matrimonio di Renzo Tramaglino con Lucia Mondella, della quale si è invaghito Don Rodrigo, il signorotto del luogo. Costretti dall'arroganza dei potenti a lasciare il paese natale con l'aiuto del buon frate Cristoforo, Lucia e la madre Agnese si rifugiano in un convento di Monza, mentre Renzo si reca a Milano con il vago proposito di ottenere in qualche modo giustizia. Don Rodrigo fa rapire Lucia dall'Innominato, un altro signore prepotente e rotto a tutti i delitti, ma la vista della fanciulla così ingiustamente tormentata e l'arrivo del cardinale Borromeo provocano al losco sicario una crisi di coscienza: invece di consegnare la fanciulla a Don Rodrigo, l'Innominato la libera. Intanto Renzo è arrivato a Milano mentre il popolo tumultua per la carestia e, scambiato per uno dei capintesta della sommossa, è costretto a fuggire a Bergamo. La Lombardia è straziata dalla guerra e dalla peste, ma Renzo torna a Milano per cercare la sua promessa sposa. Ritrova Lucia in un lazzaretto insieme a frate Cristoforo che cura gli infermi tra i quali, abbandonato da tutti, c'è Don Rodrigo morente. Placata la peste, dopo tante vicissitudini Renzo e Lucia possono finalmente diventare marito e moglie.
 Arthur Gordon Pym, giovane amante dell'avventura, figlio di un commerciante di beni marittimi di Nantucket, si imbarca un giorno, di nascosto dalla sua famiglia, sulla baleniera Grampus. Il brigantino parte nella metà del giugno del 1827, al comando del capitano Barnard, padre del più caro amico di Pym, Augustus Barnard, il quale si occupa dell'organizzazione della permanenza clandestina del giovane a bordo. Nell'intenzione dei due amici, infatti, Arthur sarebbe dovuto restare nascosto nella stiva per un numero di giorni sufficiente a rendere impossibile, per il capitano, lo sbarco del giovane.
All'inizio, tutto sembra andare bene: il rifugio nella stiva è ristretto ma comodo, Augustus porta regolarmente da mangiare al compagno, il quale non soffre neppure di solitudine grazie alla compagnia del suo cane, il fedele Tiger. Ma la situazione precipita velocemente: l'amico smette di farsi vivo; l'arsura e l'oscurità attanagliano il giovane Arthur, bloccato nel suo rifugio-prigione; il cane di Arthur, reso idrofobo dalla sete, lo attacca con ferocia; un biglietto fattogli recapitare da Augustus e scritto con il sangue lo avverte di un pericolo terribile a bordo. Quando finalmente i due amici riescono a riunirsi, Arthur scopre che l'intera nave è caduta preda di un ammutinamento: Poe costruisce sapientemente la tensione descrivendo la ferocia di un massiccio cuoco nero che fa ammazzare a colpi d'ascia decine di marinai. La rivolta verrà sedata dall'intelligente intervento di Arthur, Augustus e Dirk Peters, uno dei marinai coinvolti nell'ammutinamento.
Ma l'angoscia non termina qui: un'immensa tempesta spazza via l'intero equipaggio, e segna l'inizio di una serie terribile di avvenimenti per i sopravvissuti. L'incalzante descrizione psicologica di Poe mostra in tutta la sua crudeltà la decisione orribile di cibarsi di uno di loro, affinché gli altri possano soddisfare la fame (da notare che l' autore non si sofferma sui particolari della vicenda); l'avvistamento di una nave li riempie di speranza, ma solo perché la disperazione possa colpirli più violentemente alla scoperta della morte del suo intero equipaggio; la tempesta imperversa ancora, conducendo i sopravvissuti inesorabilmente verso Sud.
Vengono poi finalmente salvati da una nave esploratrice, diretta verso territori sconosciuti dei mari del Sud: raggiungono un'isola, abitata da una misteriosa popolazione di indigeni tutti neri, dai denti neri, terrorizzati da qualsiasi oggetto di colore bianco. Sembrano pacifici, ma Arthur scoprirà a proprie spese che sono in realtà capaci di spaventose crudeltà.
La vicen­da è ambientata nell'Inghilterra del sec. XII. sullo sfon­do dei contrasti tra sassoni e normanni. Wilfred di Ivanhoe è figlio di Sir Cedric di Rotherwood, un nobi­le sassone fedele alle tradizioni del suo popolo. Ivanhoe ama riamato lady Rowena, pupilla di Sir Ce­dric. Il padre ha però deciso di darla in sposa al nobile sassone di sangue reale Athelstane di Coningsburgh, nella speranza di restaurare sul trono inglese la stirpe sassone. Bandisce pertanto Ivanhoe che parte per le cro­ciate al seguito di re Riccardo Cuor di Leone. Durante l'assenza di Riccardo il fratello, principe Giovanni, con l'aiuto di alcuni nobili normanni usurpa il trono. Tornato dalla Terra Santa Ivanhoe combatte contro l'usurpatore. Al torneo di Ashby, alla presenza di Giovanni e di lady Rowena, sconfigge, con l'aiuto di un misterioso Cavaliere Nero, che è in realtà Riccardo tornato segre­tamente in Inghilterra, tutti gli avversari compreso il ferito. Si prende cura di Ivanhoe la bella Rebecca, figlia del ricchissimo ebreo Isacco di York, che si è innamo­rata di lui. Ella ottiene dal padre il permesso di condurre Ivanhoe nella loro casa di York. In viaggio vengono as­saliti da Bois Guilbert profondamente attratto da Re­becca e condotti al castello di Reginald Front-de-Boef, signore normanno di Torquilstone, alleato di Giovanni. Qui sono stati condotti anche Cedric, Athelstane e Rowena, sorpresi sulla via del ritorno da Ashby dai ca­valieri normanni al sevizio del re usurpatore. I prigio­nieri vengono liberati dai fedeli servitori di Cedric e Athelstane uniti alla banda di fuorilegge che ha il suo rifugio nei boschi ed è guidata dal leggendario arciere di Locksley (Robin Hood). Il comando dell'impresa è assunto dal Cavaliere Nero. Gli assalitori trovano al­l'interno del castello l'imprevisto soccorso di Ulrica, ul­tima discendente di una famiglia sassone sterminata da Front-de-Boef. Tutti sono liberati tranne Rebecca, che Bois Guilbert porta con sé al convento di Templestowe, sede dell'ordine dei Templari cui appartiene. Qui vie­ne accusata di stregoneria e condannata al rogo se un campione difensore della sua innocenza non si dichia­ri disposto al duello con un Templare. Ivanhoe, che per la natura generosa è l'unico capace di mettere la spada al servizio di un'ebrea, si batte con Bois Guilbert, che muore colto da improvviso malore. Riccardo Cuor di Leone si svela e recupera il potere riuscendo a riconci­liare sassoni e normanni. Riporta la pace anche tra Cedric e Ivanhoe, che può finalmente sposare Rowena. Re­becca lascia l'Inghilterra.
                                                                                                                                                                               I riassunti dei libri sono tratti dal web

giovedì 17 febbraio 2011

" Sherlock Holmes "




Sherlock Holmes è un personaggio letterario creato da Sir Arthur Conan Doyle alla fine del XIX secolo.
Le  sue avventure sono raccontate, nella loro quasi totalità, dal suo amico e biografo, dottor John Watson, una sorta di alter ego dello stesso Conan Doyle (anch'egli laureato in medicina), che così lo descrive
:
« ... il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un'aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell'uomo d'azione. Le mani, invariabilmente macchiate d'inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia. »
Comparso in quattro romanzi e cinquantasei racconti, il personaggio è assurto al ruolo di icona della letteratura gialla, superando di gran lunga la fama del suo stesso creatore. Conan Doyle riversa nelle sue storie anche la sua passione per la letteratura del terrore e del mistero.
Il detective ideato da Arthur Conan Doyle è il personaggio letterario protagonista del maggior numero di film e molti sono gli attori che lo hanno interpretato. Tuttavia il volto cinematografico di Holmes è per tutti quello di Basil Rathbone, che con Nigel Bruce nella parte di Watson, è stato protagonista tra il 1939 e il 1946  di ben 14 pellicole.

 Nutriva, , una certa diffidenza sulle tecniche investigative di Scotland Yard, divertendosi alle spalle dell'Ispettore Lestrade pur aiutandolo soprattutto per soddisfazione personale.Ogni volta che era in uno stato di inattività, per combatterne la depressione e mantenere la sua mente in movimento, faceva uso di cocaina o morfina. Successivamente tale dipendenza sarà sostituita dalla pipa (anche in questo con un certo disappunto da parte di Watson, perché arrivava, soprattutto per le indagini più complesse, ad affumicare completamente il soggiorno del loro appartamento).
«  Sherlock Holmes tolse dalla mensola del caminetto una bottiglia e una siringa ipodermica da un lucido astuccio di marocchino. Con dita lunghe, bianche e nervose, fissò all'estremità della siringa l'ago sottile e si rimboccò la manica sinistra della camicia. I suoi occhi si posarono per qualche attimo pensierosi sull'avambraccio e sul polso solcati di tendini e tutti punteggiati e segnati da innumerevoli punture. Infine si conficcò nella carne la punta acuminata, premette sul minuscolo stantuffo, poi, con un profondo sospiro di soddisfazione, ricadde a sedere nella poltrona di velluto. »
«  Sherlock Holmes tolse dalla mensola del caminetto una bottiglia e una siringa ipodermica da un lucido astuccio di marocchino. Con dita lunghe, bianche e nervose, fissò all'estremità della siringa l'ago sottile e si rimboccò la manica sinistra della camicia. I suoi occhi si posarono per qualche attimo pensierosi sull'avambraccio e sul polso solcati di tendini e tutti punteggiati e segnati da innumerevoli punture. Infine si conficcò nella carne la punta acuminata, premette sul minuscolo stantuffo, poi, con un profondo sospiro di soddisfazione, ricadde a sedere nella poltrona di velluto. »

Il detective di Baker Street fu il primo, se non ad applicare effettivamente, a rendere popolare la criminologia criminologia , cioè l'applicazione del metodo scientifico alle investigazioni criminali.
Poneva alla base una certa differenza tra l'osservazione dei particolari e la deduzione. Erano due aspetti distinti, poiché l'osservazione portava ad alcune preliminari conclusioni, ma solo con la conoscenza di alcuni aspetti della vicenda si potevano trarre delle deduzioni definitive. Tale metodo deriva direttamente da quello del dott. Joseph Bell, insegnante di Conan Doyle, che nella diagnosi medica propugnava prima l'attenta osservazione dei dettagli, poi la conclusione basata sulla raccolta di prove inoppugnabili.
Il metodo di Holmes era spesso basato sulla raccolta sul campo delle prove e degli indizi.Infine poneva una certa, importante differenza tra il guardare e l'osservare: nella prima attività tutti erano certamente bravi, ma solo l'abilità di cogliere i particolari poteva essere affinata con l'abitudine e l'esercizio.
In sintesi questo era Holmes: una personalità asciutta e scattante che portò a livelli elevati l'attività investigativa nella letteratura, divenendo,  un punto di riferimento per i giallistidel mondo intero. 
Celebre frase di Holmes:
"Quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità."
Il detective ideato da Arthur Conan Doyle è il personaggio letterario protagonista del maggior numero di film e molti sono gli attori che lo hanno interpretato. Tuttavia il volto cinematografico di Holmes è per tutti quello di  Basil Rathbone, che con Nigel Bruce nella parte di Watson, è stato protagonista tra il 1039 e il 1946 di ben 14 pellicole.


Il modo di dire più tipico attribuito ad Holmes è la frase «Elementare, Watson!»
(Elementary, my dear Watson!), quando egli spiega, con una certa sufficienza, all'amico medico la soluzione di un caso. In realtà questa celebre frase non è mai stata pronunciata. 
La classica immagine in cui il detective indossa il deerstalker (il cappellino da cacciatore) e fuma la pipa calabash (la caratteristica pipa ricurva a forma di proboscide) è a sua volta apocrifa: soltanto in un racconto Watson fa riferimento a un "berretto di stoffa aderente", ma non al deerstalker. In nessuna avventura si trova invece traccia della pipa calabash, mentre Holmes fuma indifferentemente pipa, sigari e sigarette. 
Insomma, sia la frase sia la pipa e il cappello, divenuti per il grande pubblico gli elementi distintivi di Sherlock Holmes, sono in realtà apocrifi, invenzioni posteriori, in genere di origine teatrale, riprese poi dal cinema. Fu l'attore americano William Gillette, uno dei primi e più celebri interpreti del detective, a mettere il deerstalker in testa all'eroe e la pipa ricurva in mano, anche se effettivamente era stato l'illustratore Sidney Paget  il primo a disegnarlo con il caratteristico cappello da cacciatore. Gillette portò Holmes sul palco per oltre 1300 volte, interpretandolo inoltre in un film muto e nel primo dramma radiofonico dedicato al detective di Baker Street.
Holmes e Watson (da The Greek Interpreter; illustrazione di Sidney Paget.
La più famosa illustrazione di Sidney Paget pubblicata sulla rivista britannica Strand Magazine.  
 

venerdì 5 novembre 2010

Interessante leggere-2



La Certosa di Parma è uno dei due capolavori letterari di Henri Beyle (nome reale di Stendhal) che si pone quasi certamente come la massima espressione delromanticismo francese. L’opera è un romanzo a sfondo storico ambientato in Italia nei primi anni dell’ 800, a partire dalla campagna di Napoleone a Waterloo. Principale teatro del continuo evolversi degli eventi è l’Italia settentrionale, inizialmente nei pressi del lago di Como, quindi nella corte di Parma. Il protagonista, Fabrizio Valserra del Dongo, è un giovane discendente della dinastia dei del Dongo.Cresce vedendo purtroppo tutti gli sforzi del resto della famiglia nello sfoggiare finti benessere e nobiltà.In questo contesto familiare, con la totale assenza di affetto da parte del padre e del primogenito, intenti nelle loro occupazioni di spie austriache, Fabrizio vede crescere il suo interesse nelle imprese napoleoniche che lo portarono all’età di sedici anni a fuggire dalla sua tenuta di Grianta per servire l’Imperatore francese nella campagna di Waterloo. Qui il giovane protagonista scopre suo malgrado non l’aspetto onorevole e fascinoso della guerra, bensì la sua faccia più cruda e macabra. Purtroppo i suoi sogni di partecipare alla battaglia nell’esercito francese sembravano svanire a causa delle sue origini italiane e della mancanza di una certificazione che lo attestasse soldato.


Delitto e castigo fu pubblicato nel 1866 dallo scrittore russo Fëdor Dostoevskij - Raskolinikov, un giovane bello e povero, si reca da una vecchia usuraia per impegnare un orologio. Uscito, entra in una bettola e incontra Marmeladov, che ha per figlia Sonja, costretta a prostituirsi per mantenere la famiglia. Il giorno dopo Raskolinikov riceve una lettera della madre che lo informa dell'imminente matrimonio della sorella e del loro prossimo arrivo. Camminando per le vie della città Raskolinikov sente per caso una conversazione che lo mette al corrente del fatto che la vecchia usuraia si sarebbe trovata in casa da sola, allora progetta di ucciderla per derubarla. Mette in atto il suo piano, ma costretto ad uccidere anche la sorella della vecchia, rientrata prima del previsto. Nasconde il malloppo in un cortile, ma tornato a casa si rende conto di non stare bene. Infatti si ammala, ma l'amico di università azumichin gli sta vicino durante la malattia, ma non sapendo che essa è dovuta al rimorso, si mette a raccontargli il delitto avvenuto, e Raskolinikov sta sempre peggio. Arrivano la madre e la sorella, e Raskolinikov dice a loro di non essere d'accordo sul matrimonio. Il rimorso lo perseguita, e decide di recarsi alla polizia per incolparsi del delitto. Ma lungo la strada trova ferito Marmeladov, travolto da una carrozza. Lo porta a casa, dove incontra sua sorella  che  gli presenta il fidanzato Razumichin , ma Raskolinikov riesce a smascherarlo davanti a tutti come un poco di buono. Poi va a trovare Sonja, e sta per confessarle il suo delitto, ma alla fine decide di non farlo. Ma la loro conversazione interrotta viene ascoltata da un vicino. Nel frattempo, un certo Nikolaj che la sera del delitto in quella casa, si accusa del delitto. L'ex fidanzato di Sonja vuole vendicarsi e riconquistare la sorella di Raskolinikov , e cerca di incastrare Sonja facendola passare per una ladra, tentando di insinuare che Raskolinikov frequenta gente di quel tipo. Raskolinikov torna da Sonja e le confessa di aver ucciso la vecchia; il vicino sente tutto e si prepara ad agire contro Raskolinikov. Pochi giorni dopo la madre di Sonja, da tempo malata di tisi, muore, e in quella occasione il vicino di Sonja si avvicina a Raskolinikov  e gli dice che lui sa tutto. L'investigatore a cui è stato assegnato il casoè convinto che sia stato  Raskolinikov ad uccidere, e lo spinge a costituirsi. Il vicino va dalla sorella di Raskolinikov  e le racconta del delitto di suo fratello, ma se ne pente, e dati tutti i suoi soldi a Sonja, si uccide. Raskolinikov decide di costituirsi e va in Siberia a scontare la pena, seguito da Sonja. Riceve delle lettere che gli comunicano il matrimonio tra sua sorella e l'amico Razumichin, e la morte della madre a causa della lontananza di Raskolinikov. Raskolinikov si ammala per il rimorso di tutte le sue azioni ignobili, e vorrebbe abbandonare tutto e morire, ma improvvisamente si rende conto di amare Sonja e si riprende.


Mastro Don Gesualdo, pubblicato nel 1889, è uno tra i più conosciuti romanzi di Giovanni Verga. Narra la vicenda dell'omonimo protagonista, ed è ambientato a Vizzini, in Sicilia, nella prima metà dell'Ottocento in periodo risorgimentale.
La vicenda ha inizio con l'incendio nel palazzo dei Trao, annunciato dal suono delle campane. I paesani accorrono in aiuto e fra loro fa la sua comparsa Gesualdo, che fin dalle prime battute mostra il suo attaccamento alla 'roba'.
Durante la scena dell'incendio, viene trovato Ninì Rubiera nella stanza di Bianca Trao, sorella di don Diego e di don Ferdinando. Per riscattare l'onore della sorella, don Diego chiederà alla baronessa Rubiera di acconsentire alle nozze fra Bianca e Ninì, ma la baronessa, anche lei piegata dalla logica dell'accumulo materiale, non acconsente perché Bianca, pur essendo nobile di nascita, è povera.
A sposare Bianca sarà invece Gesualdo, che su consiglio del canonico Lupi e amareggiato dagli egoismi della sua famiglia che lo sfrutta, decide di sposarla per aggiungere alla sua ascesa economica anche un'ascesa di classe sociale. Per far ciò rinuncerà a Diodata, una trovatella da cui Gesualdo ha avuto due figli che non ha riconosciuto né sostenuto economicamente. Bianca, contro il volere dei fratelli, acconsente alle nozze per riparare alla relazione colpevole con il cugino baronetto.
Il matrimonio con Bianca si rivela per il protagonista un "affare sbagliato": la donna lo respinge, il suo fisico debole riesce a dargli solo una figlia e non gli procura neanche i rapporti amichevoli con la nobiltà del paese.
Bianca ha una figlia, Isabella, che nonostante sia nata dalla precedente relazione che la donna ha avuto con il cugino, viene accettata da Gesualdo. La bambina, educata in collegio fra compagne di estrazione sociale alta, si vergogna a tal punto delle umili condizioni del padre da farsi chiamare con il cognome della madre. Divenuta grandicella ritorna al paese natale a causa della diffusione del colera, e lì si innamora di Corrado la Gurna.
Gesualdo, data la condizione poco agiata del ragazzo, si oppone al loro rapporto, e così la figlia decide di scappare con Corrado.
Il protagonista, dopo aver fatto esiliare il ragazzo, riesce a organizzare un matrimonio di riparazione fra la figlia e il duca de Leyra, un nobile palermitano decaduto che vivrà alle spalle del suocero sperperando tutte le sue sostanze.
Da qui ha inizio il declino di Gesualdo, che poco dopo la morte della moglie, si ammala ed è costretto a trasferirsi nel palazzo della figlia, dove assisterà impotente alla dilapidazione delle sue sostanze; sarà quindi preso dai rimorsi, e si renderà conto della mancanza di comunicazione fra lui e la figlia.
Consumato dal cancro, Gesualdo muore solo, tra l'indifferenza dei servitori, in una stanza appartata del palazzo dei Leyra, lontano dalla sua casa e dalla sua terra.


Figli ed amanti (Sons and Lovers) è un romanzo di David Herbert Lawrence, pubblicato nel 1913.
In quest'opera viene messo in risalto l'attaccamento quasi morboso che una madre prova verso il proprio figlio non essendo amata dal marito: è il complesso di Edipo  messo chiaramente in luce dalla psicoanalisi di Sigmund Freud.
Mrs. Morel, donna sposata con un rozzo minatore che spesso torna a casa ubriaco e che non prova quasi nessun attaccamento per lei, riversa il suo affetto sui due suoi figli, William e Paul.
Inizialmente il complesso edipico di Mrs. Morel si rivolge solo sul figlio maggiore, William, ma alla morte di questi è Paul che subisce il legame morboso che la madre ha con lui. L'attaccamento è così forte da rovinare in parte la vita del giovane Paul che non riesce a staccarsi dall'ala materna, la quale condiziona ogni sua azione e rapporto col mondo femminile.
Quando Paul incontra Miriam, stringe con lei una profonda amicizia che presto si trasforma in amore. Le pressioni della madre di Paul però lo costringono ad abbandonare la storia con la ragazza. La successiva relazione è con Clara, una giovane ragazza sposata che lavora assieme a Paul: anche questo rapporto è destinato al fallimento.
Alla morte della madre, Paul, nonostante il comportamento patologico della madre che gli ha causato la rovina delle sue storie e della sua giovinezza, è profondamente addolorato, tanto che ogni cosa per lui sembra perdere significato.


 I tre moschettieri (Les trois mousquetaires) è un romanzo d'appendice del 1884 pubblicato originariamente a puntate sul  giornale Le Siècle scritto dal francese Alexandre Dumas (padre) . È uno dei romanzi più famosi e tradotti della letteratura francese e ha dato inizio ad una trilogia, che comprende Vent'anni dopo (1845) e Il visconte di Bragelonne (1850).
I tre moschettieri del titolo sono Athos, Porthos e Aramis. Francia, 1625: lo squattrinato ed intraprendente guascone D’Artagnan si reca a Parigi per mettersi al servizio di re Luigi XIII portando con sé una lettera di presentazione indirizzata al signore di Tréville, capitano del corpo dei moschettieri.
Proprio nel palazzo di Tréville, D’Artagnan fa la rocambolesca conoscenza di Athos, Porthos e Aramis, i più celebri moschettieri del re. In pochi minuti i tre, l’uno all’insaputa dell’altro, sfidano a duello il giovane guascone. Mentre D’Artagnan sta per battersi a turno con Athos, Porthos e Aramis, intervengono le guardie del cardinale Richelieu, le quali dichiarano in arresto i contendenti in quanto i duelli sono stati proibiti. I moschettieri ed il coraggioso guascone si avventano sulle guardie a spada sguainata ed escono vittoriosi dal sanguinoso scontro. Poco tempo dopo il signore di Tréville e i suoi moschettieri vengono convocati a corte di Luigi XIII, il quale anziché rimproverarli per aver disobbedito alle leggi, si complimenta con loro.
Nella politica francese il primo ministro, cardinale Richelieu, è schierato - anche se solo formalmente - con il Re, mentre non ama per nulla la Regina Anna d'Austria, perché imparentata con famiglie che rappresentano un pericolo per la Francia. Di lei si è innamorato il duca di Buckingham: il suo è un amore folle, che non può essere apertamente ricambiato senza destare scandalo. Per convincere Buckingham a tornare in Inghilterra, la Regina gli regala dodici puntali di diamanti, ricevuti in dono dal marito. Ma Richelieu trama nell’ombra e propone a Luigi XIII di organizzare un gran ballo di corte. “Quale occasione migliore perché la Regina possa sfoggiare i puntali di diamante che le avete regalato, maestà?” chiede il cardinale, sicuro di mettere in difficoltà la sovrana. Il Re accetta la proposta e per la Regina è assolutamente necessario recuperare in tempi brevi il dono fatto al duca di Buckingham.
Contattato da Costanza Bonacieux, la guardarobiera della regina di cui è innamorato, D’Artagnan accetta l’incarico di raggiungere il duca di Buckingham in Inghilterra per farsi consegnare i dodici puntali di diamanti. Il guascone si mette in viaggio, accompagnato da Athos, Porthos e Aramis, ma la delazione del marito di Costanza mette sulle loro tracce gli uomini del cardinale, incaricati di far fallire la missione.
Alla prima sosta presso una locanda, i moschettieri sono provocati da uno sconosciuto che inneggia a Richelieu e costringe Porthos al duello. Temendo una trappola, gli altri tre ripartono e, subito fuori della cittadina di Beauvais, incontrano una decina di uomini intenti a lavorare lungo una strada dissestata: in realtà è una trappola. Aramis, ferito, viene affidato alle cure di un locandiere, mentre Athos e D’Artagnan proseguono il viaggio sino ad Amiens, dove vengono ingiustamente accusati di essere dei falsari di monete. Athos viene bloccato, ma D’Artagnan riesce a raggiungere Calais, dove, seppur ferito, s’imbarca sul traghetto per l’Inghilterra.
Raggiunta Londra, D’Artagnan si presenta al duca di Buckingham, che gli consegna i puntali di diamanti. Ne mancano però due, trafugati da Milady de Winter, una spia del cardinale. Il duca ne fa realizzare una coppia perfettamente identica all’originale dal gioielliere del Re. La missione è compiuta e D’Artagnan ritorna a Parigi, giusto in tempo per consegnare i puntali e salvare l’onore della Regina.
La vendetta del cardinale colpisce Costanza, che viene rapita da Milady, mentre D’Artagnan parte, su ordine di Tréville, alla ricerca dei tre amici moschettieri. Per primo recupera Porthos, rimasto in attesa nella locanda; poi è il turno di Aramis, ritiratosi a Crevecoeur a meditare; infine, D’Artagnan ritrova Athos, barricato nella dispensa della locanda dove era stato accusato di essere un falsario. Nel frattempo è scoppiata la guerra contro l’Inghilterra e i moschettieri vengono inviati a combattere a La Rochelle, l’ultimo possedimento degli inglesi in Francia. Per vincere la guerra, Richelieu manda Milady in Inghilterra con lo scopo di far assassinare il duca di Buckingham. Intanto D’Artagnan apprende che Costanza è stata liberata e si trova nel convento delle carmelitane di Le Bethune, ma vi giunge troppo tardi: Costanza è morente, avvelenata dalla perfida Milady.
La morte di Costanza getta nello sconforto D’Artagnan, che vuole a tutti i costi consegnare alla giustizia Milady. Insieme con i tre moschettieri e un misterioso uomo dal mantello rosso, si mette all’inseguimento della diabolica nemica, la raggiunge e l’accusa dei suoi tremendi delitti. Milady respinge ogni addebito, ed è a questo punto che avanza il misterioso uomo avvolto nel mantello rosso che si rivela essere il boia di Lilla. Anni prima Milady era stata la diretta responsabile del suicidio del fratello del boia. Ora è giunto il momento della vendetta: Milady viene condannata a morte e decapitata la notte stessa.
Anziché combattere i suoi avversari, Richelieu, uomo privo di scrupoli che ha però sempre agito per il bene della Francia, riconosce i servizi resi al paese da D’Artagnan e dai suoi tre amici, concedendo al guascone la nomina a luogotenente dei moschettieri. Un sogno si è avverato: D’Artagnan è festeggiato da Athos, Porthos e Aramis, non più solo amici, ma ora anche colleghi.

martedì 27 luglio 2010

Interessante leggere..........



Nicholas Nickleby di Charles Dickens.

Il giovane Nicholas Nickleby si trova, in giovane età, a dover sostenere la sua famiglia, dopo la perdita del padre. La famiglia, trasferitasi nella caotica Londra, del 1800, cerca appoggio nella figura del fratello del defunto, Ralph Nickleby, che si rivelerà, ben presto, nella sua natura perfida ed egoistica. Fondendo drammaticità, spunti critici,satira e avventura, Dickens costruisce una trama ricca di fascino, con personaggi psicologicamente intensi.


Quo vadis? Di Henryk Sienkiewicz.

E' un romanzo storico pubblicato dapprima a puntate nel 1894 sulla Gazzetta Polacca e quindi raccolto in un unico volume nel 1896, portò a livello internazionale la fama dell'autore, che per questo divenne premio Nobel per la letteratura nel 1905.Sullo sfondo della Roma imperiale, soffocata dalla tirannide di Nerone, viene narrata la storia d'amore contrastrata e impossibile fra Ligia, una cristiana, e Marco Vinicio, patrizio romano. Il loro è un amore solcato dalle differenze ideologiche che dividono i loro mondi: quello pagano, nel suo massimo splendore di gloria e nella sua massima decadenza morale, e quello dei cristiani delle catacombe, impregnato di preghiera e amore fraterno. La loro storia affonda dunque in quella serie di avvenimenti storici che condurranno al Grande incendio di Roma del 64 e, di conseguenza, alla successiva persecuzione anti-cristiana.
Sienkiewicz decise di dare questo titolo al suo romanzo in ricordo del famoso episodio - ripreso da una tradizione popolare non contenuta nei Vangeli - nel quale Gesù appare a san Pietro, il quale gli rivolge appunto la domanda: Quo vadis, Domine? (Dove vai, Signore?).


Il rosso e il nero di Stendhal.

Julien Sorel è un giovane ambizioso, figlio
 del proprietario di una segheria. Dotato per le lettere latine e la teologia, studia sotto la tutela del curato Chélan della parrocchia di Verrières, piccola cittadina della Franca Contea. È un fervente ammiratore di Napoleone Bonaparte. Grazie ad un atteggiamento amorale riesce a soddisfare la sua sete di ascesa sociale.
Diventa precettore in casa di Monsieur Renal, sindaco conservatore della cittadina. La sua ambizione lo spinge a conquistare la moglie di questo, Madame de Renal, di cui però si innamora. Iniziano a spargersi delle voci nel paese e Renal riceve una lettera anonima che lo informa dell'infedeltà della moglie. Julien decide allora di partire per Besançon e di entrare in seminario.
In seminario Julien riesce a farsi potenti amicizie. Alla fine viene assunto come segretario in casa del marchese de la Mole di cui attira ben presto le simpatie. In casa, a Parigi, conduce una vita mondana. La figlia del marchese, Matilde, s'innamora di Julien. È però combattuta tra l'amore e il conservare una posizione sociale. Anche Julien si innamora e, grazie ad un astuto piano, riesce a farla capitolare.
Matilde informa suo padre della sua intenzione di sposare Julien. Il marchese sospetta che Julien sia un cacciatore di dote; ciò nonostante gli conferisce un titolo e una rendita. Quando il matrimonio sta per essere celebrato arriva però una lettera di Madame Renal la quale informa il marchese che Julien l'ha ingannata e che è in realtà un truffatore. La lettera è stata dettata dal curato di Verrières, ma il marchese de la Mole ci crede.Julien, che vede tutti i suoi sogni e le sue speranze distrutte, va a Verrières e spara a Madame Renal durante la messa. Viene imprigionato e condannato alla ghigliottina nonostante tutti gli intrighi architettati da Matilde e l'affetto di Madame Renal che è sopravvissuta e che, colta dai rimorsi, lo perdona. Alla sua morte Matilde recupera la sua testa e prima di seppellirla, la bacia. Madame de Renal muore invece di disperazione tre giorni dopo.


Ben Hur di Lew Wallace.

La vicenda narrata si svolge in Palestina 21 anni dopo la nascita di Gesù, Ben Hur ha 17 anni e incidentalmente fa cadere una tegola proprio in testa a Valerio Grato, console dell'impero romano di passaggio. In quell'occasione si sente tradito da Messala, suo compagno che assiste a tutta la scena e non fa nulla per impedire l'arresto.
I soldati arrestano sia Ben Hur che la sua famiglia con l'accusa di tentata rivolta nei confronti di Roma e il ragazzo viene condannato ad essere schiavo sulle navi romane come rematore, mentre sua madre e la giovane sorella di nome Tirza sono imprigionate.
Durante un attacco notturno condotto dai pirati, Ben Hur salva Quinto Arrio dalla morte. Quest'ultimo lo adotta e lo nomina erede come ricompensa delle sue azioni.
In cerca di informazioni sul destino dei suoi parenti Ben Hur si reca ad Antiochia dove conosce Esther, la figlia di Simonide, e i due si innamorano. Al circo di Antiochia, prende parte alla corsa di quadrighe a cui Messala partecipa e riesce a sconfiggerlo. Nello scontro però il carro di Messala rimane agganciato dalla ruota di Ben Hur finendo in pezzi e mandando Messala contro i suoi cavalli che lo travolgono, ferito gravemente non muore.
Tornato in Palestina, Ben Hur riesce a trovare il luogo in cui sono rinchiuse sua madre e Tirza. Liberate, scopre che sono state infettate dalla lebbra, ma sul Monte degli Ulivi incontrano una folta schiera di fedeli che si avvicinano a Gesù che guarisce le due donne con un miracolo.
Ben Hur sposa Esther, che lo rende padre. La storia finisce con l'incontro fra Ben Hur e Gesù sul Golgota, inchiodato ad una croce, poco prima della morte, da qui la sua conversione al cristianesimo.


L'Odissea di Omero.

Il poema è uno dei Nostoi (Nόστοι, "ritorni"), i poemi greci del ciclo epico che descrivevano il ritorno degli eroi achei in patria dopo la distruzione di Troia.
Telemaco, il figlio di Odisseo, era ancora un bambino quando suo padre era partito per la Guerra di Troia. Al momento in cui la narrazione dell'Odissea ha inizio, dieci anni dopo che la guerra stessa è terminata, Telemaco è ormai un uomo di circa vent'anni; condivide la casa paterna con la madre Penelope e, suo malgrado, con un gruppo di uomini arroganti, i Proci, che intendono convincere Penelope ad accettare il fatto che la scomparsa del marito è ormai definitiva e che, di conseguenza, lei dovrebbe scegliere tra loro un nuovo marito; la donna ha promesso che lo farà solo quando avrà finito di tessere un sudario per il suocero Laerte; ma Penelope di notte disfa la tela tessuta durante il giorno.La dea Atena, protettrice di Odisseo, in un momento in cui il dio del mare Poseidone, suo nemico giurato, si è allontanato dall'Olimpo, discute del destino dell'eroe con il re degli dei, Zeus. Quindi, assunte le sembianze di Mente, padre dei Tafi, va da Telemaco e lo esorta a partire al più presto alla ricerca di notizie del padre. Telemaco le offre ospitalità e insieme assistono alle gozzoviglie serali dei Proci, mentre il cantastorie Femio recita per loro un poema. Penelope si lamenta del testo scelto da Femio, ovvero il "Ritorno da Troia" perché le ricorda il marito scomparso, ma Telemaco si oppone alle sue lamentele.
Il mattino seguente Telemaco convoca un'assemblea dei cittadini di Itaca e chiede loro di fornirgli una nave ed un equipaggio. Sciolta l'assemblea senza aver ottenuto nulla, Telemaco è raggiunto da Atena (che stavolta ha assunto le sembianze del suo amico Mentore) che gli promette la nave e i compagni. Così, all'insaputa della madre, fa vela verso la casa di Nestore, il più venerabile dei guerrieri greci che avevano partecipato alla guerra di Troia e che aveva fatto ritorno nella sua Pilo. Da qui Telemaco, accompagnato dal figlio di Nestore, Pisistrato, si dirige via terra verso Sparta, dove incontra Menelao ed Elena che si sono alla fine riconciliati. Gli raccontano che erano riusciti a fare ritorno in Grecia dopo un lungo viaggio durante il quale erano passati anche per l'Egitto: lì, sull'isola incantata di Faro, Menelao aveva incontrato il vecchio dio del mare Proteo che gli aveva detto che Odisseo era prigioniero della misteriosa Ninfa Calipso. Telemaco viene così a conoscenza anche del destino del fratello di Menelao, Agamennone, re di Micene e capo dei greci sotto le mura di Troia, che era stato assassinato dopo il suo ritorno a casa da sua moglie Clitennestra con la complicità dell'amante Egisto.
 Dopo svariate peripezie , ha trascorso appunto gli ultimi sette anni prigioniero sulla lontana isola Ogigia della Ninfa Calipso. Il messaggero degli dei Ermes la convince però a lasciarlo andare, e Odisseo si costruisce a questo scopo una zattera. La zattera, dato che il dio del mare Poseidone gli è nemico, fa inevitabilmente naufragio, ma egli riesce a salvarsi a nuoto toccando alla fine terra sull'isola Scheria sulla cui riva, nudo ed esausto, cade addormentato. Il mattino dopo, svegliatosi udendo delle risa di ragazze, vede la giovane Nausicaa che era andata sulla spiaggia accompagnata dalle sue ancelle per lavare dei panni. Odisseo le chiede così aiuto, ed ella lo esorta a chiedere l'ospitalità dei suoi genitori Arete e Alcinoo, re dei Feaci. Questi lo accolgono amichevolmente senza nemmeno, dapprima, chiedergli chi egli sia. Resta parecchi giorni con Alcinoo, partecipa ad alcune gare atletiche ed ascolta il cieco cantore Demodoco esibirsi nella narrazione di due antichi poemi.
Il primo narra di un altrimenti poco noto episodio della guerra di Troia, "La lite tra Odisseo ed Achille"; il secondo è il divertente racconto della storia d'amore tra due déi dell'Olimpo, Marte e Afrodite. Alla fine Odisseo chiede a Demodoco di continuare ad occuparsi della guerra di Troia, e questi racconta dello stratagemma del Cavallo di Troia, episodio nel quale Odisseo aveva svolto la parte dell'indiscusso protagonista. Incapace di dominare le emozioni suscitate dall'aver rivissuto quei momenti, Odisseo finisce per rivelare la sua identità, ed inizia a narrare l'incredibile storia del suo ritorno da Troia .
Dopo aver saccheggiato la città di Ismaro, nella terra dei Ciconi, lui e le dodici navi della sua flotta persero la rotta a causa di una tempesta che si abbatté su di loro. Approdarono nella terra dei pigri Lotofagi e finirono per essere catturati dal Ciclope Polifemo riuscendo a fuggire, dopo aver subito gravi perdite, con lo stratagemma di accecargli l'unico occhio con un tronco d'albero appuntito, e di uscire dalla grotta del gigante appendendosi al suo gregge. Sostarono per un periodo alla reggia del signore dei venti Eolo, che diede ad Odisseo un otre di pelle che racchiudeva quasi tutti i venti, un dono che avrebbe garantito loro un rapido e sicuro ritorno a casa. I marinai, però, aprirono sconsideratamente l'otre mentre Odisseo dormiva: i venti uscirono insieme dall'otre, scatenando una tempesta che ricacciò le navi indietro da dove erano venute.
Pregarono Eolo di aiutarli nuovamente, ma egli rifiutò di farlo. Rimessisi in mare finirono per approdare sulla terra dei mostruosi cannibali Lestrigoni: solo la nave di Odisseo riuscì a sfuggire al terribile destino. Nuovamente salpati, giunsero all'isola della maga Circe, che con le sue pozioni magiche trasformò in maiali molti dei marinai di Odisseo. Il dio Ermete venne quindi in soccorso di Odisseo e gli donò un infuso a base di erbe magiche, utile come antidoto contro l'effetto delle pozioni di Circe. In questo modo egli costrinse la maga a liberare i suoi compagni dall'incantesimo. Ulisse diventò poi l'amante di Circe, tanto che restò con lei sull'isola per un anno. Alla fine, i suoi uomini riuscirono a convincerlo del fatto che era giunto il momento di ripartire.
Grazie anche alle indicazioni di Circe, Odisseo e la sua ciurma attraversarono l'Oceano e raggiunsero una baia situata all'estremo limite occidentale del mondo conosciuto, nella terra dei Cimmeri. Lì, dopo aver celebrato un sacrificio in loro onore, Odisseo scese nel mondo dei morti, ed evocò lo spettro dell'antico indovino Tiresia affinché gli facesse da guida. Incontrò poi lo spettro di sua madre, che era morta di crepacuore durante la sua lunga assenza, ricevendo così per la prima volta notizie di quanto succedeva nella sua casa, messa in serio pericolo dall'avidità dei Proci. Incontrò poi molti altri spiriti di uomini e donne illustri e famosi, tra i quali il fantasma di Agamennone che lo mise al corrente del suo assassinio.
Quando tornarono all'isola di Circe questa, prima della loro nuova partenza, li mise in guardia sui pericoli che li attendevano nelle rimanenti tappe del loro viaggio. Riuscirono a fiancheggiare indenni gli scogli delle Sirene e passare in mezzo alla trappola rappresentata da Scilla, mostro dalle innumerevoli teste, e dal terribile gorgo Cariddi, approdando sull'isola Trinacria. Qui i compagni di Odisseo – ignorando gli avvertimenti ricevuti da Tiresia e Circe – catturarono ed uccisero per cibarsene alcuni capi della sacra mandria del dio del sole Elio. Questo sacrilegio fu duramente punito con un naufragio nel quale tutti, tranne Odisseo stesso, finirono annegati. Lui fu spinto dai flutti sulle rive dell'isola di Calipso, che l'aveva costretto a restare con lei come suo amante per sette anni.
Dopo aver ascoltato con grande interesse e curiosità la sua lunga storia, i Feaci, che sono un popolo di abili navigatori, decidono di aiutare Odisseo a tornare a casa: nottetempo, mentre è profondamente addormentato, lo portano ad Itaca approdando in un luogo nascosto. Al suo risveglio la dea Atena lo trasforma in un mendicante. Così trasformato in un vecchio, si incammina verso la capanna di Eumeo, guardiano dei porci, che gli è rimasto fedele anche dopo così tanti anni. Il porcaro lo fa accomodare e gli dà da mangiare. Dopo aver cenato insieme, racconta ai suoi contadini e braccianti una falsa storia della propria vita. Dice loro di essere nativo di Creta e di aver guidato un gruppo di suoi conterranei a combattere a Troia al fianco degli altri Greci, di aver quindi trascorso sette anni alla corte del re dell'Egitto e di essere alla fine naufragato sulle coste tesprote e da lì venuto ad Itaca.
 Intanto Telemaco fa vela da Sparta verso casa e riesce a scampare ad un'imboscata tesagli dai Proci. Dopo essere sbarcato sulla costa di Itaca, va anche lui alla capanna di Eumeo. Finalmente il padre ed il figlio si incontrano: Odisseo si rivela a Telemaco (ma non ancora ad Eumeo) ed insieme decidono di uccidere i Proci. Dopo che Telemaco è tornato a palazzo per primo Odisseo, accompagnato da Eumeo, fa ritorno nella sua casa ma continua a restare travestito da mendicante. In questo modo osserva il comportamento violento e tracotante dei Proci, e studia il piano per ucciderli. Incontra per primo il suo cane Argo che lo riconosce e dopo un ultimo sussulto di gioia muore felice per aver rivisto il padrone, incontra poi anche sua moglie Penelope, che non lo riconosce, e cerca di capire le sue intenzioni raccontando anche a lei di essere cretese e che un giorno sulla sua isola aveva incontrato Odisseo. Incalzato dalle ansiose domande di Penelope, dice anche che di recente in Tesprozia ha avuto notizia delle sue più recenti avventure.
La vecchia nutrice Euriclea capisce la vera identità di Odisseo quando egli si spoglia per fare un bagno, mostrando una cicatrice sulla coscia che si era procurato da bambino, ed egli la costringe a giurare di mantenere il segreto. Il giorno dopo, su suggerimento di Atena, Penelope spinge i Proci ad organizzare una gara per conquistare la sua mano: si tratterà di una competizione di abilità nel tiro con l'arco ed i Proci dovranno servirsi dell'arco di Odisseo, che nessuno a parte lui stesso è mai riuscito a tendere. Nessuno dei pretendenti riesce a superare la prova e a quel punto, tra l'ilarità generale, quello che è creduto un vecchio mendicante chiede di partecipare a sua volta: Odisseo naturalmente riesce a tendere l'arma e a vincere la gara, lasciando tutti stupefatti. Prima che si riprendano dalla sorpresa rivolge quindi l'arco contro i Proci e, con l'aiuto di Telemaco, li uccide tutti. Odisseo e il figlio decidono poi di far giustiziare dodici delle ancelle della casa che erano state amanti dei Proci e uccidono il capraio Melanzio che era stato loro complice. Adesso Odisseo può finalmente rivelarsi a Penelope: la donna esita e non riesce a credere alle sue parole, ma si convince dopo che il marito le descrive alla perfezione il letto che lui stesso aveva costruito in occasione del loro matrimonio.
.Il giorno dopo, insieme a Telemaco, va ad incontrare suo padre Laerte nella sua fattoria, ma anche il vecchio accetta la rivelazione della sua identità solo dopo che Odisseo gli ha descritto il frutteto che un tempo Laerte stesso gli aveva donato. Gli abitanti di Itaca hanno seguito Odisseo con l'intenzione di vendicare le uccisioni dei Proci loro figli: quello che sembra essere il capo della folla fa notare a tutti che Odisseo è stato la causa della morte di due intere generazioni di uomini ad Itaca, prima i marinai e coloro che l'avevano seguito in guerra dei quali nessuno è sopravvissuto, poi i Proci che ha ucciso con le sue mani. La dea Atena però interviene nella disputa e convince tutti a desistere dai propositi di vendetta.


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