Addolorata da questa notizia che non avrei mai voluto sentire esprimo la mia vicinanza alla famiglia per la perdita della cara Ambra
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mercoledì 12 ottobre 2016
sabato 10 gennaio 2015
sabato 8 giugno 2013
martedì 16 aprile 2013
lunedì 21 maggio 2012
Ciao Melissa
Si chiama Melissa Bassi la giovanissima studentessa dell'istituto Morvillo Falcone che è deceduta a seguito di un attentato a Brindisi. Sedici anni, originaria di Mesagne, è stata ferita nell'esplosione ed è morta dopo il ricovero in ospedale.
Ciao Melissa
P.S. Dico a chi ha premuto il telecomando:
un giorno dovrà rendere conto del suo barbaro atto , lei è solo un VIGLIACCO che ha colpito giovani innocenti inermi.
lunedì 26 marzo 2012
Vite spezzate
Un soldato italiano è morto e altri cinque sono rimasti feriti, a seguito di un attacco con colpi di mortaio, avvenuto contro la base "Ice" in Gulistan, nel settore Sud- Est dell’area di responsabilità italiana, in cui opera il primo reggimento bersaglieri. Con il sergente Michele Silvestri l’elenco delle vittime sale a cinquanta, mentre i Servizi segreti avvertono che, di questo passo, il processo di transizione rischia di fallire.
Il tenente Michele Silvestri
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"Mi gira la testa, aiutatemi che cado". Sono state le ultime parole di Vigor Bovolenta, prima di accasciarsi a terra, esser soccorso prima dai compagni di squadra e poi dai medici di bordo campo e infine morire, in poco tempo. Il dramma ieri sera, mentre l'ex azzurro stava giocando nel terzo set con la sua squadra, la Volley Forlì. Aveva appena gettata la palla dall'altra parte del campo quando ha chiesto aiuto. Si è toccato il fianco sinistro, vicino al cuore, ed è caduto a terra. Bovolenta è stato trasportato in condizioni disperate all' ospedale di Macerata e tutti i tentativi dei medici sono stati vani. L'atleta, che avrebbe compiuto 38 anni il 30 maggio, è morto poco dopo, tra le lacrime dei compagni di squadra, dell' allenatore Stefano Mascetti e dei giocatori e dirigenti di Macerata. Vigor Bovolenta abitava a Ravenna con la moglie, Federica Lisi (anche lei ex giocatrice di pallavolo), e i quattro figli.
Vigor Bovolenta
lunedì 24 ottobre 2011
mercoledì 5 ottobre 2011
Meredith Kercher
"Su gli estinti non sorge fiore,
ove non sia d'umane lodi onorato
e d'amoroso pianto".
Dei Sepolcri
Ugo Foscolo
sabato 24 settembre 2011
Afghanistan: morti 3 italiani in incidente
Altri tre militari italiani si aggiungono alla già lunga lista di vittime della guerra in Afghanistan. Questa volta però i soldati non hanno perso la vita a causa di un’azione militare: a provocare la loro morte è stato infatti un ‘mero incidente stradale‘, come ha dichiarato il generale Massimo Fogari, portavoce dello Stato maggiore della Difesa. I militari si stavano spostando a bordo di un Lince e si stavano dirigendo verso il comando italiano in Afghanistan per fornire informazioni logistiche-amministrative; ma il grande traffico sulla strada che stavano percorrendo li ha coinvolti in un incidente.
Due dei tre militari erano rimasti solo feriti, ma ogni tentativo di
rianimarli è stato purtroppo vano. Muoiono così il caporal maggiore scelto
Mario Frasca, trentaduenne di Foggia,
che prestava servizio al Quartier generale del Comando delle forze operative
terrestri di Verona, il tenente Riccardo Bucci,
trentaquattrenne di Milano, in servizio al Reggimento lagunari Serenissima di
Venezia ed il caporal maggiore Massimo Di Legge, ventottenne di
Aprilia, in servizio al Raggruppamento logistico centrale di Roma.
giovedì 15 settembre 2011
Ciao Walter
È morto Walter Bonatti
Scompare a 81 anni una delle più grandi leggende dell'alpinismo italiano e mondiale.
Il nome di Walter Bonatti è comunque legato soprattutto alla lunghissima polemica sulla conquista del K2. Nel 1954, a 24 anni partecipa alla spedizione italiana capitanata da Ardito Desio sullla seconda montagna più alta del mondo. Una spedizione che porterà in cima Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Il giorno prima, Bonatti, il più giovane della spedizione, scende al campo inferiore per recuperare le bombole di ossigeno e quando torna scopre che il nuovo campo, a sorpresa, è stato allestito 250 metri più in alto. Bonatti ci arriva solo poco prima del tramonto, ma Compagnoni e Lacedelli si limitano a suggerire da lontano di lasciare l'ossigeno e tornare indietro. Vista l'impossibilità della cosa, Bonatti e il portatore Mahdi trascorrono la notte a -50 °C, senza alcun riparo, tornando al campo solo all'alba. Mahdi, semiassiderato, subisce l'amputazione di numerose dita. A causa di un contratto Bonatti non può parlare dell'accaduto per due anni e lo farà solo nel 1961 nel libro «Le mie montagne». Soltanto nel 2004 la commissione d'inchiesta del Club Alpino Italiano riconosce la versione di Bonatti. «A cinquantatrè anni dalla conquista del K2 - scriverà Bonatti - sono state finalmente ripudiate le falsità e le scorrettezze contenute nei punti cruciali della versione ufficiale del capospedizione Ardito Desio. Si è così ristabilita, in tutta la sua totalità, la vera storia dell'accaduto in quell'impresa nei giorni della vittoria».
Walter Bonatti
domenica 11 settembre 2011
martedì 26 luglio 2011
Si piange ancora
KABUL - Un parà morto e altri due feriti, di cui uno in fin di vita: a meno di una settimana dall'attacco in cui è rimasto ucciso il geniere Roberto Marchini, l'Italia paga l'ennesimo tributo alla guerra in Afghanistan. Il primo caporal maggiore David Tobini: il parà di 28 anni in forza al 183esimo reggimento 'Nembò di Pistoia - uno dei reparti d'elite dell'Esercito.
primo caporal maggiore David Tobini
Eterno, Immenso Dio, che creasti gli infiniti spazi e ne
misurasti le misteriose profondità guarda benigno a noi.
Paracadutisti d'Italia, che nell'adempimento del dovere balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nelle vastità dei cieli.
Manda l'Arcangelo Gabriele S. Michele a nostro custode; guida e proteggi l'ardimentoso volo.
Come nebbia al sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici.
Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio.
La nostra giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo, sia!
Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.
Benedici, o Signore, la nostra Patria, le Famiglie, i nostri Cari! Per loro, nell'alba e nel tramonto, sempre la nostra vita!
E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso.
Cosi sia.
Paracadutisti d'Italia, che nell'adempimento del dovere balzando dai nostri apparecchi, ci lanciamo nelle vastità dei cieli.
Manda l'Arcangelo Gabriele S. Michele a nostro custode; guida e proteggi l'ardimentoso volo.
Come nebbia al sole, davanti a noi siano dissipati i nostri nemici.
Candida come la seta del paracadute sia sempre la nostra fede e indomito il coraggio.
La nostra giovane vita è tua o Signore!
Se è scritto che cadiamo, sia!
Ma da ogni goccia del nostro sangue sorgano gagliardi figli e fratelli innumeri, orgogliosi del nostro passato, sempre degni del nostro immancabile avvenire.
Benedici, o Signore, la nostra Patria, le Famiglie, i nostri Cari! Per loro, nell'alba e nel tramonto, sempre la nostra vita!
E per noi, o Signore, il Tuo glorificante sorriso.
Cosi sia.
mercoledì 13 luglio 2011
" Usque ad finem "
Il primo caporal maggiore Roberto Marchini è morto oggi in
Afghanistan in seguito all'esplosione di una
mina. Il fatto è avvenuto a Bakwa, nella parte
meridionale del settore ovest, quello sotto il comando della missione
italiana.
Roberto Marchini, che aveva 28 anni ed era originario di Viterbo,
era un geniere-paracadutista dell'ottavo reggimento guastatori
di Legnago, in provincia di Verona. Il suo compito era quello di
bonificare dai micidiali ordigni esplosivi le strade percorse dai
convogli. Questa volta, però, Marchini è stato investito
dall'esplosione appena sceso dal mezzo militare, senza lasciargli il tempo di
disinnescare la mina.
Con la morte di Marchini sale a 40 il
bilancio complessivo delle vittime italiane dall'inizio della missione
in Afghanistan.
Oggi sarebbe stato il suo ultimo giorno di missione.
il Sole 24 ore
caporal maggiore Roberto Marchini
Sono vicina in questo momento di dolore alla famiglia Marchini
domenica 3 luglio 2011
Ancora lacrime.....
AFGHANISTAN - Un militare italiano è morto in Afghanistan in seguito all'esplosione di un ordigno. Lo si apprende da fonti della Difesa. Si tratta del caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo di Palma Campania (Napoli), appartenente al Battaglione logistico 'Ariete' di Maniago (Pordenone). Il soldato rimasto ferito è invece un parà del 186/o Reggimento Folgore di Siena e si chiama Aniello Cerqua e anche lui è napoletano di Somma Vesuviana. L'attentato è avvenuto stamani nei pressi del villaggio di Caghaz, a 16 chilometri ad ovest di Bakwa (a est del distretto di Farah), dove «un mezzo italiano - riferiscono allo stato maggiore della Difesa - è rimasto coinvolto dall'esplosione di un ordigno posizionato lungo la strada». Il caporal maggiore Tuccillo era il conducente del mezzo blindato saltato su un Ied, uno di quei micidiali ordigni esplosivi improvvisati che mietono vittime in Afghanistan, soprattutto tra i civili. A bordo dello stesso mezzo anche il ferito, che ha riportato lesioni a una gamba e - viene ribadito da fonti della Difesa - non è in pericolo di vita. Il militare italiano ferito in Afghanistan è stato trasportato in elicottero all'ospedale da campo USA di Farah e ha informato direttamente i propri familiari assicurandoli sulle sue condizioni di salute, come conferma lo stato maggiore della Difesa. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia del grave attentato in cui ha perso la vita il caporal maggiore scelto Gaetano Tuccillo, mentre assolveva i propri compiti operativi nell'ambito della missione ISAF in Afghanistan, rendendosi interprete del profondo cordoglio del Paese ha espresso alla moglie, signora Evelien Dwars - si legge in una nota - «i sentimenti della affettuosa vicinanza e della più sincera partecipazione al suo grande dolore». Nella tragica circostanza, il Capo dello Stato ha altresì chiesto al Capo di Stato Maggiore della difesa, generale Biagio Abrate, di «rappresentare alle Forze armate e in particolare all'Esercito i suoi sentimenti di cordoglio, di commossa solidarietà e di intensa partecipazione». Il Presidente Napolitano ha anche chiesto al generale Abrate di far pervenire «il suo incoraggiamento e un affettuoso augurio al militare rimasto ferito nell'attacco», conclude la nota. Con quella di oggi sono 38 le vittime italiane nel corso della missione Isaf in Afghanistan.
IL MATTINO DI NAPOLI
Esprimo il mio cordoglio alla Famiglia del caporal maggiore Gaetano Tuccillo.
martedì 1 marzo 2011
Afghanistan, morto un altro soldato italiano
Tornavano da una missione di assistenza medica alla popolazione locale, quando il Lince, il blindato utilizzato dai militari italiani di stanza in Afghanistan, è saltato su un ordigno improvvisato. È morto così il tenente, Massimo Ranzani, 36 anni, originario di Ferrara, appartenente al quinto reggimento alpini di stanza a Vipiteno, la vittima numero 37 del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan che ha preso il via nel 2004.
Tenente Massimo Ranzani
mercoledì 19 gennaio 2011
Afghanistan:scontro a fuoco ucciso militare italiano
ANSA, 18/01/2011
ROMA - È morto uno dei due militari italiani feriti nell'attacco di questa mattina a Balamurghab in Afghanistan. Il militare era stato colpito alla testa. Un altro militare è rimasto ferito nella zona di Balamurghab.
Il ministro La Russa ha fornito un primo aggiornamento sullo scontro a fuoco avvenuto in un avamposto militare italiano in Afghanistan, parlando con i giornalisti a margine dell'avvicendamento del capo di Stato maggiore della Difesa. "Uno dei due - ha detto - è stato colpito alla spalla, mentre l'altro alla testa: il primo non è in pericolo di vita, mentre le condizioni del secondo erano disperate. Aspettiamo comunque di avere ulteriori notizie più precise". Anche per quanto riguarda la dinamica dell'attacco, le notizie non sono ancora chiare: "Il tutto è avvenuto all'interno dell'avamposto", ha detto La Russa.
Lo scontro a fuoco è avvenuto nell'avamposto italiano denominato 'Highlander', uno dei distaccamenti che costituiscono la cornice di sicurezza intorno al villaggio di Bala Murghab, nell'ovest: la task force che presidia l'avamposto è composta da alpini dell'8/o Reggimento di stanza in Italia a Cividale del Friuli, riferiscono fonti della Difesa. Non sono ancora chiare le circostanze del fatto: "l'avamposto è stato fatto oggetto di colpi di arma da fuoco", si limitano per il momento a spiegare le fonti, in attesa di ulteriori particolari.
DOLORE DI NAPOLITANO, MILITARE MORTO PER LA PACE - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, appresa con profonda commozione la notizia dello scontro a fuoco avvenuto a Bala Murghab esprime i suoi sentimenti di solidale partecipazione al dolore dei famigliari del militare caduto nella missione internazionale per la pace e la stabilità in Afghanistan, e un affettuoso augurio al militare ferito.
domenica 2 gennaio 2011
La lettera del caporale morto: «Ogni metro potrebbe essere l'ultimo»
(ANSA) - VENEZIA, 31 DIC - Era in forza al 7/o reggimento alpini di Belluno il caporal maggiore Matteo Miotto, il militare ucciso oggi da un cecchino mentre era in servizio all'interno della base avanzata 'Snow' nella valle del Gulistan.
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Ecco una lettera scritta da Matteo che è stata pubblicata nelle scorse settimane dal quotidiano Il Gazzettino.
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Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere.
Voglio ringraziare a nome mio, ma soprattutto a nome di tutti noi militari in missione, chi ci vuole ascoltare e non ci degna del suo pensiero solo in tristi occasioni come quando il tricolore avvolge quattro alpini morti facendo il loro dovere.
Corrono giorni in cui identità e valori sembrano superati, soffocati da una realtà che ci nega il tempo per pensare a cosa siamo, da dove veniamo, a cosa apparteniamo...
Questi popoli di terre sventurate, dove spadroneggia la corruzione, dove a comandare non sono solo i governanti ma anche ancora i capi clan, questi popoli hanno saputo conservare le loro radici dopo che i migliori eserciti, le più grosse armate hanno marciato sulle loro case: invano. L'essenza del popolo afghano è viva, le loro tradizioni si ripetono immutate, possiamo ritenerle sbagliate, arcaiche, ma da migliaia di anni sono rimaste immutate. Gente che nasce, vive e muore per amore delle proprie radici, della propria terra e di essa si nutre. Allora riesci a capire che questo strano popolo dalle usanze a volte anche stravaganti ha qualcosa da insegnare anche a noi.
Come ogni giorno partiamo per una pattuglia. Avvicinandoci ai nostri mezzi Lince, prima di uscire, sguardi bassi, qualche gesto di rito scaramantico, segni della croce... Nel mezzo blindo, all'interno, non una parola. Solo la radio che ci aggiorna su possibili insurgents avvistati, su possibili zone per imboscate, nient'altro nell'aria... Consapevoli che il suolo afghano è cosparso di ordigni artigianali pronti ad esplodere al passaggio delle sei tonnellate del nostro Lince.
Siamo il primo mezzo della colonna, ogni metro potrebbe essere l'ultimo, ma non ci pensi. La testa è troppo impegnata a scorgere nel terreno qualcosa di anomalo, finalmente siamo alle porte del villaggio...
Veniamo accolti dai bambini che da dieci diventano venti, trenta, siamo circondati, si portano una mano alla bocca ormai sappiamo cosa vogliono: hanno fame...
Li guardi: sono scalzi, con addosso qualche straccio che a occhio ha già vestito più di qualche fratello o sorella... Dei loro padri e delle loro madri neanche l'ombra, il villaggio, il nostro villaggio, è un via vai di bambini che hanno tutta l'aria di non essere li per giocare...
Non sono li a caso, hanno quattro, cinque anni, i più grandi massimo dieci e con loro un mucchio di sterpaglie. Poi guardi bene, sotto le sterpaglie c'è un asinello, stracarico, porta con sé il raccolto, stanno lavorando... e i fratelli maggiori , si intenda non più che quattordicenni, con un gregge che lascia sbigottiti anche i nostri alpini sardi, gente che di capre e pecore ne sa qualcosa...
Dietro le finestre delle capanne di fango e fieno un adulto ci guarda, dalla barba gli daresti sessanta settanta anni poi scopri che ne ha massimo trenta... Delle donne neanche l'ombra, quelle poche che tardano a rientrare al nostro arrivo al villaggio indossano il burqa integrale: ci saranno quaranta gradi all'ombra...
Quel poco che abbiamo con noi lo lasciamo qui. Ognuno prima di uscire per una pattuglia sa che deve riempire bene le proprie tasche e il mezzo con acqua e viveri: non serviranno certo a noi... Che dicano poi che noi alpini siamo cambiati...
Mi ricordo quando mio nonno mi parlava della guerra: “brutta cosa bocia, beato ti che non te la vedarè mai...” Ed eccomi qua, valle del Gulistan, Afghanistan centrale, in testa quello strano copricapo con la penna che per noi alpini è sacro. Se potessi ascoltarmi, ti direi “visto ,nonno, che te te si sbaià...”
Caporal Maggiore Matteo Miotto
Thiene (Vicenza) - Valle del Gulistan, novembre 2010
Ciao Matteo
domenica 10 ottobre 2010
Morte a Farah
Roma - (Adnkronos/Ign) - L'attentato nella provincia del Gullistan, a circa 200 km a est di Farah . Le vittime erano tutti alpini: Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville e Marco Pedone (FOTO). Un quinto connazionale è rimasto gravemente ferito, ma non sarebbe in pericolo di vita. L'esplosione è avvenuta al passaggio di un convoglio logistico e ha investito il 'Lince' sul quale si trovavano i nostri soldati. Subito dopo i guerriglieri hanno cominciato a sparare. La Russa: "L'autocolonna era già stata presa di mira ieri dai terroristi". Il cordoglio del mondo politico. Il mese scorso l'attentato in cui perse la vita il tenente
Alessandro Romani
Le mie più sentite condoglianze alle famiglie
Inno degli Alpini
i bravi alpini son partiti
mostran la forza ed il coraggio
della lor salda gioventù.
Son d’alpe i bei cadetti
nella robusta giovinezza
dai loro baldi e forti petti
spira un’indomita fierezza.
Rit: Oh valore alpino
difendi sempre la frontiera
e la sul confin
tien sempre alta la bandiera
sentinella all’erta
per il suol nostro Italiano
dove più sorride
e più benigno irradia il sol
La tra le selve ed i burroni
tra le nebbie fredde e il gelo
piantan con forza i loro picconi
e il cammino sembra più lieve.
Risplenda il sol, o scende l’ora
che reca in ciel l’oscurità
il bravo alpin vigila aguzzo
pronto a lanciare il “chi va là”
Rit.: Oh valor alpino
mercoledì 22 settembre 2010
sabato 18 settembre 2010
Morte ad Herat
HERAT (AFGHANISTAN) - Uno o più colpi di kalashnikov durante un blitz per catturare quattro 'insorti' che, poco prima, avevano piazzato una bomba lungo una strada. E' morto così, nella provincia di Farah, il tenente Alessandro Romani, 36 anni, romano, ufficiale del 9/o reggimento d'assalto paracadutisti Col Moschin della Folgore. Un nuovo lutto che cade alla vigilia di una giornata considerata "cruciale", il voto per le elezioni legislative, e caratterizzata da una quantità di incidenti in tutto l'Afghanistan, compreso l'Ovest affidato al comando del generale degli alpini Claudio Berto, dove un razzo è stato tirato contro una base italiana, sono stati sequestrati candidati e loro sostenitori, sono stati compiuti attentati ai mezzi che trasportavano le schede elettorali e un ordigno rudimentale piazzato su una bicicletta è stato fatto esplodere nel cuore di Herat, dove si trovano le due basi principali degli oltre 3.500 soldati italiani. Il tenente Romani - celibe, con molte missioni in prima linea alle spalle - è stato ucciso nel distretto di Bakwa, nella parte orientale della provincia ad altissimo rischio di Farah, ad un anno esatto dalla strage di Kabul, in cui vennero uccisi altri sei parà della Folgore.
(notizie di Libero)
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